Affresco sindonico a Clavesana

affresco sindonico via vecchia

Poco oltre la piazza del cimitero, sulla destra, ha inizio la vecchia strada che portava al Capoluogo di Clavesana, nota come “la sternìa”. A metà salita, in prossimità dell’arco in mattoni delimitante una delle vecchie porte del paese, si trova un affresco raffigurante la Santa Sindone posto in alto sulla facciata di un’antica casa di proprietà degli eredi del fu Vincenzo Pollano. L’affresco è un po’ difficile da individuare, ma risalendo un poco la via e portandosi sul piccolo piano al lato opposto del ponticello si può vedere più da vicino. In parte é deteriorato, ma la parte conservata, nella quale la Madonna e un Vescovo reggono il Sacro Lino, vale la ricerca, perché la dolcezza del disegno e dei colori hanno un fascino che è raro trovare negli altri affreschi. Trovare sulle pareti delle case affreschi a soggetto religioso è abbastanza usuale; tra questi frequenti ma spesso poco conosciuti sono quelli che riproducono la Santa Sindone. Gli artisti usavano dipingere l’immagine del lenzuolo funebre a richiesta di alti personaggi oppure sull’esterno degli edifici durante le pesti del Seicento e Settecento sia in Savoia che nel Nord  Italia; usanza che si è protratta fino alla fine dell’Ottocento. Si voleva, infatti, che la Sindone proteggesse la propria abitazione dal contagio della pestilenza, dopo che San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, fece per primo il celebre voto al Santo Sudario di Cristo per fermare il male. Qualche volta affreschi sindonici sono stati anche messi a protezione contro guerre e carestie. Vennero dipinti in prevalenza da pittori locali, sconosciuti ai più, non solo in chiese, cappelle e piloni votivi, ma anche  sui muri, nelle volte o sotto i porticati di case private. All’iconografia della “vera” Sindone, raffigurante i Savoia e i prelati della capitale con il lino esposto, se ne contrappose una ricca di santi popolari e del posto con storie e messaggi diversi da quelli delle rappresentazioni ufficiali. Quelle pitture “povere” esistono ancora, sebbene in diversi casi siano in cattive condizioni, per non dire peggio.