La tecnica pittorica tardogotica monregalese

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Parliamo di affreschi, ma non sempre le nostre pitture sono dei veri “a fresco”, perché tale tecnica prevedeva una destrezza ed una rapidità di tratto, senza ripensamenti, difficilmente usata. Schematicamente possiamo invece dire che le pitture siano quasi tutte a tempera a più strati; i colori, diluiti in una colla, siano stesi posti su di un intonaco umido o no;la composizione della colla vari da quella di  formaggio, a quelle di pelle, di pesce, d’uovo, di avanzi di cartapecora. I tre colori di base sono l’ocra gialla, l’ocra rossa, e il grigio-blu o grigio ardesia, a cui si aggiunge il bianco, detto d’argento, o semplicemente la calce, anche se più raramente. Con questa tavolozza ridotta e poco costosa, miscelando i tre colori di base col bianco, il pittore ottiene delle gamme di gialli, rossi, bruni e grigi. Il bianco d’argento è carbonato di piombo preparato con dei pezzi di piombo bagnati in aceto; quindi annerisce, specie con certi colori e soprattutto con il verde di rame; mentre miscelando il verde di rame con l’ocra gialla si ottiene una grande varietà di verdi; vi sono poi altri colori più raramente usati per vari motivi  quali i costi elevati o la difficile reperibilità. Il viola, nelle sue varie sfumature, è preparato a partire dalla garanza (robbia), miscelata con guado o isatis e grigio ardesia.  Il blu si aggiunge agli altri colori nelle pitture più raffinate. Dal XV secolo ne abbiamo di quattro specie: il blu-cobalto, azzurro fino d’Alemagna (che proviene da Saxe in Germania ), rarissimo e spesso acquistato dal committente e non a carico del pittore; il blu d’oltremare, ottenuto dai lapislazzuli provenienti dalla Persia o dalla Cina, che è meno costoso ed il suo uso è frequente nelle pitture murali dal 1450 circa; il  blu di guado o di isatis; e il blu indaco importato dall’India. Il vermiglio o cinabro è poco usato perché sostituito dall’ocra rossa: Anch’esso usato raramente è l’orpimento, dalla tonalità gialla sgargiante; il nero appare solo in alcuni dettagli o per sottolineare i contorni; rarissimo risulta l’oro, nella forma di foglie di stagno colorate per le aureole e per certi accessori. I pittori si sono quindi serviti di una tavolozza che comprende al più, con i bianchi e il nero, 14 materie coloranti: bianco di calce; bianco di piombo; nero di fumo; ocra gialla; ocra rossa; grigio ardesia; verde di rame; lacca di garanza (viola); blu di cobalto o azzurro d’Alemagna; blu d’oltremare; indaco; vermiglio; minio; e orpimento. Ma nelle cappelle di un povero villaggio i pittori si accontentavano di 7-8 colori. Oltre ai colori un frescante doveva avere anche i “cartoni” che riproducevano le scene da raffigurare; per questo motivo molte rappresentazioni presentano la stessa impostazione con piccole varianti che si compivano in corso d’opera. Il “cartone” era posto sul nudo intonaco e punzonato, i piccoli fori venivano poi uniti con un tratto continuo di nero fumo o di ocra rossa ( la sinopia). Solo allora iniziava il vero lavoro di coloritura, sfumatura, accentuazione di particolari, eventuali aggiunte. Si può facilmente capire, quindi, come la presenza di una fiorente bottega fosse fondamentale per il successo di un pittore. Interessantissimo risulta , a questo proposito, un contratto che il prof. Amedeo ha ritrovato nel comune di Garessio, datato 1° aprile 1461:“ Magistro Segurano de Monteregali qui debet pingere Capelam ecclesiae Sancte Merie Magdalene de Ceresola…Qui Magister Seguranus promisit nobis supradictis nomine et vice communis Garrexi dictam Capelam pingere bene, legaliter et suficienter de azuro fino de alamagna et cinabro fino, alis coloribus cum stagno Depurato de Venetibus et hoc propretio florenum 38…”. Dove lo specificare i tre colori blu d’Alemagna, cinabro e stagno depurato di Venezia (oro), indica l’importanza dell’opera commissionata, il costo economico ( 38 fiorini) e le raccomandazioni di dipingere “ bene, legaliter et suficienter “. Questi affreschi, quello che resta della distrutta cappella di S. Maria Maddalena, sono ora nel comune di Garessio, e mostrano le “Tre Marie al Sepolcro”, un frammento con Angelo, il “Noli me tangere” e parti della Crocifissione.