Pieve San Giovanni Battista a Sale San Giovanni

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Edificata sulle basi di un tempio precristiano da maestranze lombarde, la costruzione è in pietra arenaria di Langa, squadrata, lavorata a scalpello; la  decorazione di archetti pensili è presente nelle absidi; è dedicata alla natività di San Giovanni Battista e risale ai primi decenni dell’anno Mille. Su un lato svetta l’alto campanile con la cuspide ottagonale.

Nell’interno le tre navate, divise da archi a sesto acuto sostenuti da possenti pilastri, si concludevano tutte con abside cilindrica; oggi manca quella di destra, demolita  al­l’inizio del Seicento per far posto alla sacrestia.

Il secondo pilastro a sinistra rappresenta  San Sebastiano in abiti cortesi, con lunghi capelli biondi,  tre frecce in mano e una spada pendente dal cinturone.

Sempre a sinistra, sul terzo pilastro, troviamo la Madonna con il Bambino, con manto grigio-azzurro, di fattura rozza e rigida, con contorni marcati e occhi fissi e inespressivi. Sullo stesso pilastro vi è anche San Secondo con  vesti da cavaliere, armatura in ferro e  giustacuore rosso. La sua mano destra è appoggiata alla spada, mentre quella sinistra regge il modellino della città di Asti, di cui è protettore. Ai piedi del santo si legge il suo nome scritto in caratteri gotici.

Sul primo pilastro a destra  troviamo il Battista, con il libro e l’agnello, che indica una figura non sicuramente identificabile,  con  tunica gialla e ampio turbante sul capo, probabilmente il Messia.

Il secondo pilastro  a destra presenta la Madonna che allatta il Bambino. Si tratta di un disegno pregevole sia per le fattezze di Maria, sia per l’aureola con i suoi raggi di luce.

L’abside sinistra contiene dipinti del primo ’600: in alto compare Dio Padre, quale maestoso vecchio con lunga barba che sorregge la corona reale. Più in basso è raffigurata la Madonna  assisa in trono con Bambino, e Santi: a destra San Rocco con cappello e sanrocchina con conchiglie,  e  San Martino, con le insegne vescovili, che sorregge un libro aperto; a sinistra Sant’Antonio Abate e San Sebastiano.

Grazie ad un recente restauro, il catino dell’abside centrale ha riacquistato la sua originale bellezza. Al centro vi è Cristo in mandorla  benedicente che indica il Vangelo aperto, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti: l’angelo (Matteo), il leone (Marco), il bue sacrificale (Luca) e l’aquila (Giovanni). All’estremità destra sono rappresentati  San  Giovanni Battista e forse Santa Margherita col drago;  dal lato opposto la Madonna con un bel manto a decoro vegetale e la rappresentazione dell’albero della vita. Tutto il catino è circondato da una ricca cornice policroma che lo separa dalla fascia circolare inferiore.

 

La parete della navata destra presenta  un affresco quasi tutto scialbato da cui emerge  un viso femminile.  A fianco sono rappresentati la  Madonna in Maestà con il Bambino, accanto a Sant’Antonio Abate, appoggiato al bastone a Tau con doppio campanello, e di nuovo San Sebastiano,  a riprova  delle frequenti epidemie di peste da cui doveva proteggere gli abitanti.

Sul muro di sinistra appaiono le mani di Santa Lucia  che offre gli occhi alla Madonna in Maestà. A fianco è murata la lapide sepolcrale dell’Arciprete di Sale, Don Luigi Parocchia.  Sopra è collocato un grande affresco cinquecentesco dove, in una finissima incorniciatura architettonica rinascimentale, con le colonne corinzie avviluppate da edera e la trabeazione ornata da girali e grottesche, è se­duta in trono,  con veste ampiamente panneggiata, la Madonna  con il Bambino che porge due grandi chiavi, una d’oro, indicante il potere spirituale, e una  d’argento simbolo del potere temporale. Sul­lo sfondo appare un mosso drappeggio sostenuto da due putti e sotto, un baldacchino pensile con fiocchi. Accanto alla Vergine San Giovanni Battista, protettore di Sale, vestito con l’abito tessuto di peli di cammello  e con il mantello rosso, segno del martirio,  che, con una mano regge il libro e l’Agnello,  e con l’altra un lungo bastone con il cartiglio “Ecce Agnus Dei” (Ecco l’Agnello di Dio). Sulla trabeazione, in una lunetta centrale, è raffigurata una Crocifis­sione con  la Vergine e S. Giovanni Evangelista ai pie­di della Croce.

A sinistra della lunetta appare l’Angelo Nunziante con un giglio in mano, e a destra la Vergine Annunziata, protetta da un ampio drappo rosso.

Un altro altare, che era dedicato a S. Grato, commissionato dal Comune e datato 6 Agosto 1666,  raffigura Maria Vergine con il Bambino sorretta da una nuvola, fra S. Grato che regge il vassoio con la testa del Battista da lui ritrovata in Palestina, con ai piedi la mitra e il bastone vescovile; e Sant’Antonio da Padova, a cui il Bambino sorride, che dopo aver lasciato a terra il libro ed il giglio innalza le mani verso la Vergine.

All’estremità della navata sinistra, appare una doppia iscrizione che ricorda Agamennone IH. Il riquadro contenente la scritta presenta come sfondo un ampio drappo scuro trattenuto in alto da due angeli: “Ad Agamennone dei marchesi di Ceva, terzo di questo nome, per onestà, affabilità ed altre preclari doti dell’animo insigne, la moglie Filippina e iljiglio Alberto mestissimi posero”. Sotto troviamo la scritta “Obiit anno (MD) LXXXVI1I, X cai. (Augusti)”, cioè “Morì nell’anno 1588 (il giorno) decimo dalle Calende di agosto. (23 luglio)”.

Sul pilastro presso la balaustra, alla sinistra della navata centrale, si trova la lapide sepolcrale in marmo di Giovanni Battista Germonio.